Troll: uno studio psicologico sulla loro l’intelligenza emotiva

Come nascono i troll e come diventano così pronti ad attaccare? Che cosa accade al comportamento delle persone quando si esprimono online? Perché i toni sono così tanto sarcastici e perché la cortesia manca totalmente in così tanti commenti, a seguito di un articolo oppure della condivisione di un contenuto?

Troll internet: uno studio psicologico

Internet tira fuori il peggio delle persone che – quando raggiunge livelli estremi – si trasforma in trolling: quell’abitudine deplorevole e impulsiva di danneggiare gli altri online, senza valutarne le conseguenze.

In Australia un gruppo di ricercatori ha deciso di scoprire quali siano quei tratti delle persone “normali” (utenti di social media al di sopra dei 18 anni che non sembrano essere troll) che potrebbero renderle suscettibili al diventare troll.  Avvalendosi di un questionario online, i ricercatori della Scuola di Scienze della Salute e della Psicologia – presso la Federation University di Mount Helen – hanno testato 415 uomini e donne secondo una serie di tratti sulla personalità, nonché sui comportamenti online che hanno indicato una propensione al trolling.

I ricercatori erano alla ricerca di particolari caratteristiche, tra cui le abilità sociali, la psicopatia, il sadismo e due tipi di empatia: affettiva e cognitiva. Avere un’alta empatia cognitiva significa semplicemente che si possono capire le emozioni degli altri. Avere un’alta empatia affettiva significa che una persona può sperimentare, interiorizzare e rispondere a tali emozioni.

Psicopatia ed empatia cognitiva nei troll

I troll nello studio hanno superato la media su due tratti: psicopatia e empatia cognitiva.

Quindi, anche se i troll presentano un tipo di empatia, l’abbinamento con la psicopatia li rende cattivi, secondo quanto convenuto dai ricercatori. La psicopatia, che comprende la mancanza di cure per i sentimenti degli altri, è stata misurata utilizzando una scala in cui i partecipanti sono stati invitati a concordare – oppure a non essere d’accordo – con una serie di affermazioni come, ad esempio “la ritorsione dev’essere rapida e cattiva”.

Alti livelli di empatia cognitiva rendono alcune persone molto abili nel riconoscere ciò che sconvolgerà qualcun altro e sanno con esattezza quando provocare o infierire. La mancanza di empatia affettiva consente ai troll di non sperimentare o interiorizzare l’esperienza emotiva delle loro vittime.

“I risultati indicano che, a fronte di un alto livello di psicopatia, i troll utilizzino una strategia empatica che consiste nel predire e riconoscere la sofferenza emotiva delle loro vittime, estraniandosi rispetto all’esperienza di queste emozioni negative”. I ricercatori hanno aggiunto che, poiché la psicopatia è associata con l’emozione e l’impulsività, è possibile che “La creazione di un attacco online sia un motivo fondamentale per il troll”. Hanno anche scoperto che i troll hanno – probabilmente – livelli alti di sadismo: ovvero nutrono la volontà di far male agli altri.

Lo studio verrà pubblicato nella rivista Personality and Individual Differences e non offre consigli su come fermare il comportamento del trolling, ma illustra i motivi che spingono le persone ad agire in questo modo online. 

In una ricerca precedente, le persone che presentavano tratti psicopatici hanno mostrato uno squilibrio simile in termini di empatia: ovvero una mancanza di empatia affettiva, ma livelli normali di empatia cognitiva. Questo studio ha collegato tali tratti psicopatici ai livelli di empatia cognitivi più elevati in corrispondenza con persone che più probabilmente tendono a trollare.

Esplorare il legame tra psicopatia, alta empatia cognitiva e trolling potrebbe contribuire ad approfondire la nostra comprensione di quei tipi di personalità che gravitano attorno a quel comportamento, per aiutarli e magari riuscire a fermarli.


Troll: uno studio psicologico sulla loro l’intelligenza emotiva - Ultima modifica: 2017-07-07T11:00:05+00:00 da Francesco Marino

Giornalista esperto di tecnologia, da oltre 20 anni si occupa di innovazione, mondo digitale, hardware, software e social. È stato direttore editoriale della rivista scientifica Newton e ha lavorato per 11 anni al Gruppo Sole 24 Ore. È il fondatore e direttore responsabile di Digitalic

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