Marketing Manager: innanzitutto pianificate la vostra presenza sui social, se siete un’azienda. Ogni social deve permettere di perseguire un determinato obiettivo. Se tenere aperta una pagina Facebook, un profilo Twitter e uno Instagram si rivela essere troppo impegnativo, fate una selezione.
di Matteo Ranzi*
1/ La memoria della rete varia in base allo strumento scelto.
Un post in un blog può lasciare segni visibili per anni, un tweet entro un’ora esaurisce la propria visibilità. Cosa suggerisci quindi ad un’impresa che volesse sedimentare nel web i propri messaggi?
Consiglio di pianificare la propria presenza scegliendo con cura i social nei quali essere presente. Ogni social deve permettere di perseguire un determinato obiettivo. Se tenere aperta una pagina Facebook, un profilo Twitter e uno Instagram si rivela essere troppo impegnativo, è meglio optare soltanto per il canale che permette di raggiungere i propri obiettivi di business. È ideale scegliere pochi mezzi ma gestirli proficuamente e, soprattutto, in modo continuativo. Per quanto riguarda il blog aziendale, a mio avviso non è più un’opzione ma una necessità. Come hai detto, la visibilità dei social, oltre ad essere temporale, è anche volatile: restano poche tracce su Google. Contrariamente, gli articoli del blog sono vere pagine web che possono intercettare esigenze di ricerca dell’utente e introdurlo nel tunnel di vendita di un’azienda, trasformandolo prima in prospect e poi in lead.
2/ Nel libro, Simone Ardoino indica che il cervello umano processa immagini e video 60.000 volte più velocemente di un testo e che entro due anni il 66% del traffico Internet sarà costituito da video. Per la comunicazione online, un’azienda deve rendere i testi sempre più incisivi e dedicare sempre più spazio ad immagini, infografiche e video?
La scelta di questo tipo di contenuti non è spinta soltanto dalla capacità del cervello umano di processarli più velocemente, ma sono anche i trend di navigazione dell’utente medio a richiederli alle aziende. Più si diffonde la banda larga, più vi è facilità d’accesso alle informazioni e all’incremento della quantità di contenuti immessi nel web. Questo comporta la diminuzione del tempo medio che un utente, bombardato giornalmente da migliaia di contenuti, potrà dedicare ad ognuno di essi. Diventa quindi prioritario ideare contenuti “flash” brevi e d’immediata fruizione. Da qui l’utilità di mini-video, infografiche e immagini, che richiedono all’utente soltanto qualche secondo del suo tempo e sono facilmente condivisibili nei social.
3/ Qual è la durata ottimale di un web video?
Solitamente non dovrebbe superare i 30-45 secondi. È il dato emerso dalle ultime ricerche statistiche.
4/ I 4 suggerimenti per un’infografica di successo?
1. Studiare bene il proprio mercato e i suoi trend e le notizie che destano più curiosità.
2. Identificare blog e siti web che hanno già parlato dell’argomento o che sarebbero interessati a parlarne.
3. Puntare all’originalità dell’idea, alla semplicità e velocità di fruizione e alla facilità di condivisione.
4. Dotarsi di un ottimo grafico. L’infografica deve essere bella da vedere e ricca di informazioni utili e originali.
5/ Valentina Vellucci scrive che Facebook è fatto della stessa materia di cui sono fatte le polemiche. Come si deve fare quindi per gestire questo aspetto nelle pagine aziendali?
Le pagine aziendali si sono molto evolute. Adesso gli amministratori hanno a disposizione una serie di strumenti che permettono di monitorare costantemente tutto quello che accade, anche quando si è in mobilità, grazie alle app. È possibile ad esempio attivare le notifiche ogni qual volta qualche utente lascia un messaggio nella pagina, o inserire una lista di termini da moderare, come ad esempio le parolacce, che non permetterà al commento di essere pubblicato. Infine, come dice Valentina, è sempre bene, soprattutto per le pagine molto popolari, prevedere sin da subito la pubblicazione delle regole di buona condotta.
6/ Nel panorama dei Social più noti, Google+ non brilla, almeno in Italia, del successo che ci si aspettava. Perché?
Le motivazioni possono essere diverse. Secondo me è anche a causa della similarità di Google+ con Facebook. L’utente medio infatti necessita di un solo social network e si connette con molta meno frequenza rispetto all’utente avanzato. Tuttavia se vogliamo, accade anche la stessa cosa in Italia per Twitter, molto meno utilizzato rispetto a Facebook. Ad ogni modo ogni azienda dovrebbe utilizzare Google+ anche soltanto per due ottimi strumenti che offre: le mappe e gli hangout on air.
P.s. E non dimenticate l’importanza della comunicazione offline. Anche un biglietto da visita è un’infografica e trasmette molte informazioni, posizionamento e valori in un istante. Oggi è possibile realizzarli in maniera semplice e costi contenuti, per esempio con Flyeralarm.
*Matteo Ranzi: Negli anni ‘80 scopre la sua passione per la pubblicità e sogna di avere da grande un’agenzia propria. Mette quel sogno nel cassetto. Negli anni ‘90 università, snow-board e vendita di auto per passione. Ad ottobre del 2000 arriva la laurea in Bocconi. Specializzazione Marketing. Viene chiamato in Ingram Micro. In 3 anni diventa Business Manager. La sua passione lo porta alla guida del Marketing Communication e poi del Trade Marketing. Una sera di marzo del 2009 riapre il cassetto chiuso negli anni ‘80 e ritrova il suo sogno. Riascoltando il discorso di Steve Jobs, capisce che è arrivato il momento di dare sfogo al suo lato foolish e hungry. Fonda Mille Ottani, l’agenzia marketing di cui è titolare. Fa della sua passione una professione e si lancia nella sua nuova avventura. Ogni giorno le sue riflessioni sul marketing vengono seguite nei social network da oltre 3.000 marketers.
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