Un giorno apri WhatsApp come sempre, pronto a mandare un messaggio vocale di dieci minuti che nessuno ascolterà, come al solito ma c’è qualcosa di diverso. In alto compare una nuova icona, un cerchio colorato. È Meta AI, l’assistente virtuale di di Mark Zuckerberg, pronto a chattare con te, rispondere a ogni tuo dubbio e con non poche goffaggini.
L’introduzione dell’intelligenza artificiale generativa direttamente nell’app di messaggistica più usata al mondo non poteva certo passare inosservata. E infatti, non è successo, anche per via di molte, involontarie, gaffes.
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In teoria, l’AI di Meta è lì per aiutarti. Puoi chiederle cose semplici come “che tempo fa domani a Roma?” o “scrivimi un messaggio di auguri formale per il compleanno del capo”, ma anche affrontare conversazioni più complesse, fare domande tecniche o chiedere consigli. L’assistente sfrutta il motore Llama 2, il modello linguistico sviluppato da Meta, e si integra in modo “amichevole” nella barra di ricerca della chat, come se fosse un contatto tra gli altri.
Sì, come se. Perché in realtà, quel nuovo amico digitale ha acceso subito un vespaio di reazioni.
Se c’è una cosa che l’intelligenza artificiale ha imparato molto velocemente è che agli utenti non piace essere sorpresi. O meglio: piace l’effetto wow, ma solo se si può disattivare con un clic (o un tap).
La domanda più cercata su Google dopo l’arrivo di Meta AI su WhatsApp non è stata “Come funziona?”, bensì “Come si disattiva?”. Un messaggio chiaro, diretto e perfettamente umano. Forse troppo.
Spoiler: al momento non si può disattivare del tutto, anche se è possibile silenziarla o ignorarla. Ma ignorare un’intelligenza artificiale, si sa, è sempre un po’ rischioso: potrebbe vendicarsi correggendo i tuoi messaggi con sarcasmo passivo.
Da quando Meta AI è apparsa nelle nostre chat, la Rete ha iniziato a raccogliere testimonianze che sembrano uscite da un episodio di Black Mirror scritto da uno stand-up comedian.
• “Meta AI, ricordami di prendere il pane” – “Mi dispiace, non posso accedere alla tua lista della spesa, ma posso suggerirti una ricetta senza carboidrati.”
Quando il chatbot diventa nutrizionista non richiesto.
• Un utente le ha chiesto consigli per riconquistare la sua ex. Risposta di Meta AI: “Perché non ti concentri su te stesso e provi a migliorare?”
Un po’ coach motivazionale, un po’ maestra d’asilo.
• Altri hanno ricevuto risposte a domande che non avevano mai fatto.
Come se l’AI stesse cercando disperatamente di mantenere viva la conversazione: “Ti interessa sapere la storia della bandiera messicana?” – “No.” – “E se te la raccontassi lo stesso?”
È l’effetto “AI bisognosa di attenzioni”, che ha fatto nascere il meme del “chatbot che soffre di FOMO”.
Una delle funzionalità più interessanti – e creative – di Meta AI su WhatsApp è la possibilità di generare immagini direttamente in chat, semplicemente descrivendole.
Questa funzione sfrutta i modelli generativi di Meta e permette agli utenti di esplorare la propria fantasia visiva con un’interfaccia estremamente semplice.
Ma c’è un però: al momento è disponibile solo in alcuni Paesi selezionati e supporta solo alcune lingue, tra cui inglese, arabo, francese, hindi, indonesiano, portoghese, spagnolo, tagalog, thai e vietnamita. L’italiano, per ora, è fuori dal club esclusivo.
Quindi sì, potrai chiedere a Meta AI di disegnarti un unicorno che beve un cappuccino, ma dovrai farlo in inglese… e aspettare che la funzione sia attiva sul tuo account.
In mezzo ai sorrisi, resta una domanda legittima: questa AI ci serve davvero? Per alcuni, è un assistente pratico e veloce che aiuta a risparmiare tempo. Per altri, è solo un altro strato di “smartitudine” che ci allontana dalla semplicità d’uso che aveva reso WhatsApp così popolare.
Molti utenti hanno espresso preoccupazioni sulla privacy. Anche se Meta ha assicurato che l’AI non legge le conversazioni private, la sua presenza così prominente ha risvegliato vecchi fantasmi digitali: siamo davvero noi a controllare la tecnologia, o è lei che si fa spazio sempre più vicino?
Tra ironie, meme e tutorial su come “zittire l’AI”, l’arrivo di Meta AI su WhatsApp segna comunque un cambio di paradigma importante. L’intelligenza artificiale non è più solo un’app da scaricare o un sito da visitare: è integrata, onnipresente, sempre pronta a intervenire.
È il segno di una nuova fase del nostro rapporto con la tecnologia: più pervasiva, più conversazionale, più… umana? Meta AI è arrivata per restare, e forse dobbiamo solo abituarci a vederla come un nuovo compagno di viaggio digitale: un po’ assistente, un po’ coinquilino ficcanaso, un po’ comico involontario.
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