Per secoli il genere umano ha cercato risposte nello spazio e nelle stelle; non solo per una fascinazione filosofica, ma per la necessità concreta di trovare risposte a problemi qui sulla Terra. Lo facciamo ancora oggi. Pensiamo alla navigazione: se i marinai antichi si affidavano alle stelle per definire la rotta, oggi i nostri servizi GPS sono basati sui satelliti in orbita nello spazio attorno al nostro pianeta.
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I satelliti stanno via via acquisendo un’importanza sempre più fondamentale per tante delle nostre attività, dalla connettività Internet e IoT all’agricoltura di precisione, dalla sicurezza delle frontiere allo studio archeologico. In questo momento ci sono quasi 6.000 oggetti in orbita attorno al nostro pianeta: circa il 60% di questi sono satelliti defunti, spazzatura spaziale, mentre il 40% sono operativi, per un totale di 2.666 satelliti secondo la Union of Concerned Scientists (dati di aprile 2020).
Nel prossimo decennio Euroconsult stima che 990 nuovi satelliti saranno lanciati ogni anno: ciò significa che entro il 2028 ce ne potrebbero essere altri 15.000 in orbita. La nuova corsa allo spazio è ufficialmente partita. Ma a cosa servono tutti questi satelliti e a chi appartengono? Più della metà di quelli operativi (il 54%) vengono lanciati per scopi commerciali: circa mille di questi sono dedicati al settore delle telecomunicazioni (la TV satellitare e la connettività Internet), mentre 446 sono stati lanciati per l’osservazione della Terra, compreso il monitoraggio ambientale e la sicurezza delle frontiere. Seguono gli scopi governativi e civili cui fanno capo il 21% di tutti i satelliti in orbita e infine gli scopi militari con il 13%. Se guardiamo ai paesi di origine degli apparecchi in orbita scopriamo che, ad aprile 2020, cinque soli paesi gestivano circa il 76% dei satelliti mondiali.
In prima posizione ci sono gli Stati Uniti con circa la metà di tutti i satelliti mondiali (1.308). Segue la Cina con 356, terza la Russia – che negli anni 50 e 60 aveva conteso il primato degli USA della corsa allo spazio – con 167, quarta l’Inghilterra con 130 e quinto il Giappone con 78. Tra gli operatori spicca la SpaceX di Elon Musk con 358 satelliti lanciati, pari al 22% di tutti i satelliti operativi, a cui se ne sono aggiunti 175 lanciati tra agosto e settembre scorsi (e molti altri ancora seguiranno per completare il progetto Starlink che prevede una flotta di ben 12.000 satelliti).
Oltre a SpaceX la top 10 è dominata da aziende USA come Planet Labs (246), Spire Global (89), Iridium Communications (78), Intelsat (51), ORBCOMM (35), DoD/US Air Force (33). A questi si unirà presto anche Amazon che ha recentemente avuto l’approvazione per la sua costellazione di 3.236 satelliti destinati alla connessione internet.
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