Un robot ha guardato tutti gli episodi di una soap opera per studiare l’Alzheimer

I robot possono aiutare concretamente lo studio dell’Alzheimer, anche grazie alle Soap Opera, anche se può sembrare strano. La demenza senile e l’Alzheimer sono due malattie che colpiscono persone anziane e di cui si sa ancora molto poco. Negli ultimi anni numerosi studi hanno provato ad analizzare queste patologie, molto simili fra loro, ma al momento manca ancora un metodo per curare queste malattie che affliggono, secondo gli ultimi dati disponibili, almeno 46 milioni di persone in tutto il mondo.
Un numero destinato a salire a 75 milioni nel 2030. L’Università inglese di Edge Hill sta provando a trovare una soluzione all’Alzheimer con l’intelligenza artificiale attraverso un metodo molto particolare: far osservare a un robot una serie TV, una soap opera, che tratta proprio di demenza senile e Alzheimer.

Robbie, il robot esperto di Alzheimer

Il robot usato per l’esperimento si chiama Robbie ed è stato creato da un team di ricerca scientifica del college inglese capitanato dal ricercatore Ardhendu Behera. Per far capire all’automa come riconoscere la demenza senile e le reazioni che questa malattia comporta in un individuo (come sbalzi di umore, perdita di memoria o depressione) Robbie ha guardato i tredici episodi di una stagione del telefilm britannico Emmerdale, che ha per protagonista un anziano affetto da Alzheimer. Il protagonista Ashley Thomas, interpretato dall’attore John Middleton, mostra segni di demenza nel corso delle puntate della serie TV, conosciuta in Italia col titolo di Valle di Luna.
Grazie a questa esperienza, Robbie è ora in grado di individuare segni di depressione e aggressività nelle persone anziane, osservando i loro comportamenti e ricollegandoli a quanto visto nel telefilm.

Le parole degli inventori di Robbie

“Attualmente l’unico modo per monitorare e gestire la demenza senile è l’osservazione diretta, che richiede molto lavoro e tempo e che può essere costosa dal punto di vista dell’assistenza necessaria. Oppure ci sono dispositivi bio-sensoriali indossabili, i cosiddetti prodotti wearable – spiega Behera – mentre il monitoraggio e il riconoscimento sono ancora ai primi stadi. Crediamo che Robbie sia il primo robot ad utilizzare il riconoscimento basato sulla visione per individuare quattro comportamenti: aggressivo, depresso, felice e neutrale”. Per riuscire nell’intento, gli scienziati hanno scomposto ogni episodio in più di 65mila immagini singole, passandole poi nel sistema del robot.

“L’obiettivo è che Robbie trovi indizi su quando la persona potrebbe iniziare a mostrare comportamenti aggressivi e, in risposta, offrire una distrazione per aiutarli a calmarsi. Potrebbe essere attraverso la riproduzione di musica o la visualizzazione di un video, oppure parlando con loro. Il potenziale utilizzo dei robot è enorme in quanto essi possono non soltanto aiutare nella routine quotidiana di un malato, ma potrebbero eventualmente intervenire anche in situazioni di emergenza” conclude il ricercatore.

I primi test del robot con malati di Alzheimer

Nei primi esperimenti condotti, l’automa è stato in grado di riconoscere i segnali dell’Alzheimer con estrema precisione, come confermato da medici e dottori che hanno assistito alle prove.
In futuro robot come questo potrebbero diventare compagni fedeli e attenti per aiutare gli anziani, e non solo, nello svolgere le attività quotidiane utili per superare la patologia.
Robbie sarà d’aiuto ai malati di Alzheimer e demenza senile in molti modi, a partire dai più semplici, ad esempio ricordando loro quando è il momento di prendere una medicina, oppure andando a prendere un bicchiere d’acqua.
Il campo della medicina del futuro sta facendo enormi passi avanti per mettersi a disposizione dei pazienti di tutto il mondo, che potranno giovare in futuro delle innovative soluzioni individuate dalla ricerca.

 

di Andrea Indiano 


Un robot ha guardato tutti gli episodi di una soap opera per studiare l’Alzheimer - Ultima modifica: 2019-02-19T22:26:13+00:00 da Francesco Marino

Giornalista esperto di tecnologia, da oltre 20 anni si occupa di innovazione, mondo digitale, hardware, software e social. È stato direttore editoriale della rivista scientifica Newton e ha lavorato per 11 anni al Gruppo Sole 24 Ore. È il fondatore e direttore responsabile di Digitalic

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