Ecco le professioni del futuro che creeranno 85mila posti di lavoro in Italia. Siamo un Paese con una forte spinta all’economia digitale ma che fatica a crearsi le competenze necessarie a supportarla: manca una strategia di lungo periodo che coinvolga aziende e sistema formativo. È quanto emerge dalla terza edizione dell’Osservatorio delle Competenze Digitali, condotto dalle principali associazioni Ict Aica, Assinform, Assintel e Assinter Italia e promosso da Miur e AgID.
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La domanda di professionisti Ict è in costante aumento. Questo il dato positivo che emerge dai 175.000 annunci di lavoro su web analizzati nell’ultimo triennio. Ogni anno la richiesta cresce mediamente del 26%, con picchi del 90% per le nuove figure legate alla trasformazione digitale come i Business Analyst e gli specialisti dei Big Data, a sottolineare l’evoluzione verso l’azienda “data driven”.
Cresce complessivamente del 56% la ricerca di specialisti in Cloud, Cyber Security, IoT, Service Development, Service Strategy, Robotics, Cognitive & Artificial Intelligence. C’è decisamente più richiesta nel Nord ovest, in cui si concentra il 48% della domanda.
La stima è che nel triennio 2016-2018 si potrebbero creare 85.000 nuovi posti di lavoro grazie alle professioni del futuro, che richiedono specializzazione in Ict, a fronte di un’occupazione complessiva che potrebbe salire del 3,5% annuo e raggiungere le 624.000 unità.
Per queste posizioni il mercato richiede il 62% di laureati e il 38% di diplomati, ma il nostro sistema formativo propone troppi diplomati (8.400 in eccesso) e troppo pochi laureati (deficit di 4.400). La buona notizia è che le immatricolazioni in facoltà dell’area Ict crescono di anno in anno, tuttavia è alto il tasso di abbandono (60%), soprattutto nelle triennali di informatica.
Nei percorsi universitari stanno entrando le competenze legate a Big Data, Data Science, Cybersecurity, resta però trascurato il Cloud.
Nelle facoltà non Ict invece non è prevista alcuna formazione in proposito per circa la metà dei 4.362 corsi di laurea esistenti. Stanno in compenso aumentando, seppur lentamente, le collaborazioni fra scuola, università, imprese e associazioni: un’area strategica da amplificare, superando i problemi legati alla dispersione del quadro normativo, al coordinamento organizzativo e all’accesso agli incentivi.
Infine, se lanciamo lo sguardo alle professioni del futuro, le nuove professioni emergenti si chiameranno Change Manager, Agile Coach, Technology Innovation Manager, Chief Digital Officer, IT Process & Tools Architect e saranno costituite da un mix più articolato di competenze, per governare strategicamente i cambiamenti imposti dalle aree Big Data, Cloud, Mobile, Social, IoT e Security.
Saranno soprattutto figure fatte da un impasto di skill tecnologiche, manageriali e soft skills quali leadership, intelligenza emotiva, pensiero creativo e gestione del cambiamento.
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