Conferme dalla società di Cupertino in seguito a test benchmark eseguiti su iPhone: i modelli più vecchi vengono rallentati, ma non per questioni di marketing.
Che i dispositivi elettronici abbiano un ciclo di vita ben definito dalle aziende produttrici era un dato di fatto già noto da tempo: uno smartphone può durare al massimo un paio d’anni, per poi avere un inevitabile declino in termini di performance.
Smartphone, tablet, computer, televisori: tutto quanto è soggetto a un fenomeno tanto diffuso quanto odiato dai customers, che dopo un tempo prestabilito iniziano ad avere problemi fino a decidere di acquistare un modello successivo.
Obsolescenza pianificata, è questa la definizione per quello che accade a dispositivi che, potenzialmente, potrebbero avere una vita più lunga e che, invece, perdono smalto in un lasso di tempo preciso. La colpa è di materiali di qualità inferiore impiegati nella costruzione di un device, di una deteriorabilità nota ma voluta dai produttori al fine di rendere il terminale inutilizzabile dopo un periodo stabilito.
Molto spesso i dispositivi elettronici in nostro possesso si danneggiano subito dopo la scadenza della garanzia, con costi di riparazione che di solito superano il valore di un modello nuovo, spingendo i consumatori ad un nuovo acquisto.
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Non si tratta di coincidenze, e stando alle ultime novità relative all’azienda fondata da Steve Jobs, anche Apple ha la capacità di limitare le prestazioni dei suoi dispositivi. La stessa compagnia fu accusata di vendere iPod con batterie di scarsa qualità per renderli inutili dopo pochi mesi, ed è tornata di nuovo nel mirino dei clienti dopo l’esito di test effettuati su modelli di iPhone non proprio di ultima generazione.
In particolare, è stato osservato che dopo un certo periodo di funzionamento regolare, gli iPhone comincino a perdere colpi, rallentandosi e presentando lag che incidono in maniera sensibile sul loro utilizzo, portando spesso i possessori a cambiare lo smartphone con un modello più recente.
I benchmark di Geekbench non lasciano dubbi: gli iPhone più vecchi vengono penalizzati e limitati da Apple stessa.
Questi risultati hanno scatenato una discussione su Reddit, popolare social network dedito al dibattito sulle news di diversi settori, dove i possessori di iPhone non solo concordavano sul limitato periodo di attività al massimo delle prestazioni degli iDevice, ma anche sul malcontento e il disappunto di quanti si sentono in questo modo presi in giro. A tal proposito, è stata Apple stessa ad ammettere di rallentare volutamente gli iPhone più datati, ma i motivi non sono le vendite e il fatturato.
Dopo aver fatto confessato, Apple ha tenuto a spiegare il motivo di questo diffuso provvedimento. Sembra che gli iPhone, dopo un certo utilizzo, presentino problemi alla batteria, che non è più capace di erogare la giusta energia per l’intero dispositivo.
La casa produttrice, quindi, rallenta i processori più vecchi per evitare che le batterie, ormai incapaci di sostenere operazioni più complesse, vadano incontro a blocchi provocando l’improvviso spegnimento dell’iPhone.
Sebbene gli ultimi aggiornamenti di iOS comprendano una funzione che limiti i picchi di potenza dei processori, per evitare il battery drain, secondo le dichiarazioni di Apple non si tratta di un problema dei suoi terminali ma delle batterie agli ioni di litio.
Al momento, l’unica soluzione possibile ai rallentamenti degli iPhone più vecchi sembra essere la sostituzione della batteria – per la gioia dei produttori. In questo caso, infatti, lo stesso terminale testato con la batteria originale datata e poi con una nuova è riuscito ad ottenere un punteggio benchmark più alto e dignitoso grazie alla sola sostituzione della batteria.
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