Le recenti dichiarazioni di Andrew Williamson gettano nuova luce sullo sviluppo del sistema operativo di Huawei, realizzato in alternativa ad Android.
Da quel 15 maggio il mondo tech sta letteralmente trattenendo il respiro: degni di una soap opera, i colpi di scena sono da seguire con il massimo interesse, per capire come evolverà il mercato tecnologico nei prossimi mesi.
Tutto dipende da cosa accadrà a Huawei: dopo lo stop di Trump che ha vietato i rapporti tra le aziende statunitensi e alcune cinesi, tra cui Huawei, Google si è ritrovata costretta a sospendere al big cinese la sua licenza di Android.
Da quel provvedimento è tutto un susseguirsi di speculazioni, rumors, e ipotesi che azzardano previsioni sul futuro di Huawei, che inevitabilmente trascinerà con sé gran parte del settore tecnologico.
Huawei, terzo produttore al mondo di smartphone, ha più volte dato conferme indirette sullo sviluppo di un personale sistema operativo, che riesca a sistemare le cose nel momento in cui la versione Android confezionata da Google non le sarà più accessibile.
Nonostante la proroga del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, infatti, i giorni passano e il 19 agosto sembra sempre più vicino. A tal proposito, se le cose non dovessero cambiare in meglio, Huawei non si farà di certo trovare impreparata, avendo già da tempo messo a punto un piano B che prevede il ricorso ad un sistema operativo interno.
Arrivano proprio dal vicepresidente delle relazioni pubbliche di Huawei le conferme a proposito dei preparativi per il lancio di HongMeng, nome che il sistema operativo di Huawei avrà in Cina.
“Huawei sta per lanciare un potenziale sostituto”, ha riferito Williamson a Città del Messico, aggiungendo che “non è quello che vuole Huawei. Siamo molto felici di far parte della famiglia Android, tuttavia Hongmeng è in fase di test, principalmente in Cina.”
HongMeng, Ark OS per il resto del mondo, è dunque in fase di sperimentazione per essere pronto in caso di bisogno. Come sottolineato da Williamson, non è volontà di Huawei quella di staccarsi dal mondo di Android ma, se la faccenda non dovesse trovare una soluzione, è la strada che il gigante di Ren Zhengfei ha deciso di percorrere.
Williamson aggiunge inoltre che la società non sta chiedendo alle compagnie americane di fare pressioni al governo per risolvere la questione, ma che eventuali richieste sono state spontanee, dettate dal fatto che Huawei sia uno dei principali – e più importanti – clienti delle aziende statunitensi.
Per quanto fino a questo momento stanno circolando parecchi rumors, le voci di corridoio più ricorrenti dipingono un sistema operativo basato sulla versione open di Android, compatibile con tutte le applicazioni dell’OS del robottino verde, e più veloce di quest’ultimo del 60%.
Secondo altri, Huawei potrebbe richiedere direttamente agli sviluppatori delle app di preparare una versione per il suo sistema operativo oppure, in alternativa, stringere una partnership con Aptoide. Nelle ultime ore si è letto riguardo un possibile interesse di Huawei per Sailfish OS, sfortunato sistema operativo della norvegese Jolla, che potrebbe essere montato sui nuovi device entry level del brand dal fiore rosso.
Inoltre, sempre più speculazioni sostengono che altri giganti della tecnologia cinese abbiano testato HongMeng, con risultati piuttosto entusiasmanti. Parliamo di Xiaomi, Oppo e Vivo: se i protagonisti del settore tech cinese iniziano a coalizzarsi, cosa ne sarà della leadership di Google?
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