Amadori, quando il food diventa tech

Il tema più che mai attuale del “food-tech” – il percorso di digitalizzazione di tutta la catena, congiuntamente a un mutamento di paradigma all’interno del modello di business aziendale – attrae in modo particolare Amadori, tra i principali leader nell’agroalimentare in Italia e specialista nel settore avicolo

di Massimo Canorro

Contando sulla collaborazione di oltre 7.400 lavoratori, presente sul territorio nazionale con 6 incubatoi, 6 mangimifici, 6 stabilimenti di trasformazione e lavorazione, 19 tra filiali e agenzie, oltre 800 allevamenti in tutta la penisola, Amadori offre una vasta gamma di eccellenze gastronomiche, che nel 2016 hanno generato ricavi per oltre 1,206 miliardi di euro. Eccellenze che i vertici dell’azienda intendono attestarsi investendo sui temi della digital governance, intesi come iter innovativo focalizzato sulle funzioni e sui processi, non perdendo d’occhio quella che è la sfida più suggestiva: la digitalizzazione delle imprese, per consentire all’Italia di recuperare competitività. Anche se in Amadori – caso emblematico di un business che, fino a pochi anni fa, era ritenuto quasi immune dai profondi cambiamenti tecnologici in atto, mentre adesso si trova protagonista della rivoluzione digitale che sta interessando anche l’agrifood – c’è sempre stata una tendenza evidente a proiettarsi nel futuro, come spiega Gianluca Giovannetti, Direttore Organizzazione, IT e Piani di Trasformazione.

Gianluca Giovannetti, Direttore Organizzazione, IT e Piani di Trasformazione di Amadori

Amadori abbraccia la digital transformation

“Il primo step è stato quello di creare un vero e proprio centro di competenze trasversali, un team digital completamente sinergico con le altre funzioni aziendali, capace di essere agile, duttile e di guidare la trasformazione”. Già, la trasformazione. Una “parola magica”, la definisce Giovannetti, “che va linkata ad altri due termini: innovazione e digitale. Il concetto di innovazione non può, inevitabilmente, essere chiuso. Occorre parlare di open innovation, un approccio in base al quale le imprese fanno leva anche su idee, risorse e competenze tecnologiche che provengono dall’esterno, come da startup e, prima di loro, acceleratori e incubatori”.
E per quanto riguarda il tema della maturità digitale? “Si tratta di un fattore abilitante che, se utilizzato in modo corretto, può schiudere molte porte alle imprese, per innovarsi e trasformarsi. Al contrario, può diventare controproducente”.
Dunque, in un’ottica di industria 4.0 – “dalla quale, in futuro, si passerà al business 4.0, poiché i cambiamenti in atto hanno una grande potenzialità”, sottolinea Giovannetti – l’obiettivo è quello di dare vita a un’azienda veloce, agile, puntuale, efficace ed efficiente. Sempre più vicina ai suoi consumatori, senza perdere di vista la modalità di consumo (“il canale di vendita diventerà un concetto sempre più liquido”). Traguardi inarrivabili, però, “senza un uso accorto del digitale, che insieme ai modelli di trasformazione e innovazione fa parte di un tema complesso, poiché tutti e tre devono assumere un valore effettivo all’interno dell’impresa”.

“Food-tech”, cosa cambia per imprese e consumatori

L’ex presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, in occasione di “Seeds & Chips”, il summit internazionale sulla global food innovation che si è tenuto lo scorso maggio a Milano, ha riconosciuto “l’impossibilità di trascurare l’apporto delle nuove tecnologie in merito alla produzione alimentare. E non possiamo fermarci adesso”. Sulla stessa scia è il Direttore Organizzazione, IT e Piani di Trasformazione di Amadori, secondo il quale più che identificare, nel dettaglio, l’apporto della tecnologia nel settore food, occorre esplicitarne le conseguenze. “Sono cambiate le relazioni con il consumatore finale ancor prima che quelle con il cliente. Al contempo è mutata la modalità di far prendere le decisioni al vertice all’interno delle imprese. E ancora, il nostro è un settore diventato cool, anche grazie all’interesse dei media”.
Da parte sua, l’azienda non ha mai smesso di guardare avanti. Un esempio su tutti: a fine 2015 ha dato il via a un programma di trasformazione della funzione acquisti, creando una nuova direzione “Acquisti di Gruppo” – guidata dal Group Procurement Director, Giampiero Carozza e supportata dal team di Business Process Trasformation guidato dallo stesso Giovannetti – per la gestione dell’intero processo. Competenze, visione, strategia. Nell’ambito dell’impatto delle tecnologie sulla filiera è quanto occorre al made in Italy (“rappresentiamo il secondo paese in Europa come manifatturiero, preceduti dalla Germania”) per distinguersi.

Ma è già possibile fare previsioni?

Credo sia azzardato – riprende Giovannetti – e sono convinto che viviamo al centro di una rivoluzione digitale della quale non abbiamo ancora visto nulla”. Quindi l’industria 4.0 è intesa come occasione di operare in una logica di neutralità tecnologica, agendo su fattori abilitanti ed intervenendo con azioni orizzontali e non verticali né settoriali. “Oggi si parla di quarta rivoluzione industriale. Nel breve, infatti, assisteremo al processo che porterà alla produzione totalmente automatizzata e interconnessa, superando i concetti di analogico e digitale. Credere di bloccare oppure non cavalcare questa innovazione è antistorico”.


Amadori, quando il food diventa tech - Ultima modifica: 2017-12-18T16:42:49+00:00 da Francesco Marino

Giornalista esperto di tecnologia, da oltre 20 anni si occupa di innovazione, mondo digitale, hardware, software e social. È stato direttore editoriale della rivista scientifica Newton e ha lavorato per 11 anni al Gruppo Sole 24 Ore. È il fondatore e direttore responsabile di Digitalic

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